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Lo stemma comunale


In sede di richiesta di ufficializzazione dello stemma in uso, la Presidenza del Consiglio ritenne il progetto inoltrato "d'esito araldico inadeguato" e propose in alternativa ben quattro bozzetti che però non furono ritenuti idonei ad esprimere il passato ed il presente di Ponso.

Nel gennaio 1988 Giancarlo Scarpitta ha così ideato un nuovo stemma comunale. Esso doveva essere il giusto compromesso tra simboli in uso da tempo e regole araldiche. Con l'occasione, lo stesso Scarpitta propose l'adozione di un gonfalone, fino ad allora inesistente, interamente giallo. L'ufficio Araldico accettò senza difficoltà le varianti apportate al primitivo bozzetto ed in soli due mesi si giunse al prescritto D.P.R.

L'originario emblema si trova esposto in ceramica a colori nella sala della Pretura di Este assieme agli stemmi dei comuni del mandamento eseguiti da Giovanni Capuani.

Esso poteva essere così blasonato: "di verde, a due gheroni d'azzurro posti in sbarra, accompagnati nell'angolo destro del capo da due scaglioni scorciati d'oro, sovrapposti ed accantonati da tre losanghe dello stesso; essi gheroni accompagnati nel canton sinistro della punta da due spighe di grano d'oro poste in decusse". Effettivamente lo stemma risultava cromaticamente un po' "spento" per la presenza dei soli campi verde ed azzurro; inoltre la ripartizione dello scudo, sebbene originale, non trovava riscontri in altri scudi civici.

Nell'attuale rifacimento del bozzetto, la tenda (stilizzata in scaglione) ricorderebbe l'origine stessa del toponimo da "pausum, palsum", termini significanti luogo di sosta, cioè "locus ubi pausatur".

La zona, infatti, probabilmente paludosa, era percorsa dai pastori con le numerosi greggi e dai carrettieri che transitavano verso o dai Colli Euganei.

Le tre losanghe (rombi) starebbero ad evidenziare i centri abitati inclusi nel Comune. Oltre al capoluogo si ricordano, infatti, Bresega (paese citato per la prima volta nel 1165 come "Bresica"), nella parte settentrionale del territorio, e Chiesazza a sud.

Quest'ultima località trae origine dall'oratorio di Santa Maria dei Pra' che conserva affreschi del Trecento di gusto veneto-bizantino, ora in buona parte coperti dalla calce sovrapposta nel 1680 a causa della peste.

La Chiesazza (o Ciesazza) fu la parrochiale di Ponso sino alla fine del XVI secolo.

I due campi argento rappresenterebbero i laghi e le paludi che anticamente si estendevano nel territorio.

In un atto di donazione del 1075 si legge a proposito che il marchese Alberto Azzo d'Este donò al monastero di Santa Maria della Vangadizza parte della palude detta "Arzere de Mota".

Le spighe di grano metterebbero in risalto l'economia locale così descritta nell'ottocentesco Dizionario Corografico dell'Italia: "Il suo territorio si estende in pianura ed è ubertosissimo di cereali. Il gelso viene coltivato su vasta scala".

 
 

 

 

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